A volte capita a noi…

A volte capita, aimè, di stare dall’altra parte. Mi è capitato con mio figlio di 6 anni. Un improvvisa TPSV scoperta ascoltando il cuoricino del piccolo che mi diceva di sentire la “nebbia nel petto” ed una frequanza di 230-240 bpm.

Arrivato in fretta (non me ne vogliano i tutori del codice) al pronto soccorso, dichiaro con termini clinici la tachiaritmia del bimbo ed il sospetto. I (bravi) Infermieri del Pronto Soccorso Pediatrico mi danno un codice di priorità e mi fanno entrare con precedenza.

In P.S. Pediatrico lo staff Medico-Infermieristico interviene con le consuete manovre non invasive salvo poi reperire un accesso venoso e, una volta giunto il cardiologo, praticare digossina 0,1 mg/kg in bolo rapido, seguito da lavaggio altrettanto rapido.

La TPSV si è risolta, per fortuna, subito e senza conseguenze.

Poi si è andati in reparto.

Anche qui abbiamo trovato professionisti medici ed Infermieri seri, preparati e disponibili, che ci han fatto fare tutto l’iter di controlli del caso e poi dimessi.

Cosa non quadra in tutto ciò?

Ve lo spiego subito: da Professionista Infermiere quale sono (ipercritico ed assolutamente rompiscatole!) non ho potuto fare a meno di notare la discrepanza fra la tipologia e le mansione dei colleghi in Pronto Soccorso e quelli del Reparto.

In un caso ci troviamo di fronte ad un team che lavora a concerto, nell’altro, complici un sacco di fattori, ci siam trovati di fronte ad Infermieri oberati di lavoro che altro non possono rispondere se non con una divisione “per compiti” della loro arte.

Mi son trovato così di fronte a personale preparatissimo costretto a correre per cambiare una flebo o rifare un letto (per carità nursing di base fondamentale) e dall’altra parte mi son trovato di fronte a personale medico, altrettanto preparato e disponibile che ha seguito tutto l’iter clinico, assistenziale, educativo, pedagogico e quant’altro. Anche in quest’ultimo caso, ovviamente, personale medico oberato di lavoro (per fortuna in quell’ospedale tante mansioni per compiti vengono svolte da specializzandi e tirocinanti medici!).

Notate qualcosa che non funziona?

Io sì,

ho notato una mortificazione del ruolo che compete l’Infermiere di reparto e un altrettanto elevato carico di lavoro sui medici.

Si può fare diversamente?

Si, certo ed il problema non è solo in risorse umane, che pure mancano (siamo lo stato con MENO INFERMIERI PRO CAPITE IN EUROPA ED UNO CON MENO INFERMIERI PRO CAPITE AL MONDO- e con più medici pro-capite al mondo), ma anche organizzativo e gestionale.

La colpa? Di tutti! A partire da noi Infermieri, che non ci ritagliamo il ruolo che ci compete, che non ci facciamo forti della nostra cultura e del nostro specifico che è e rimane L’ASSITENZA e siamo RESPONSABILI DELL’ASSISTENZA in toto, non solo per flebo o rifacimento letti.

Lo ripeto, sono abituato male. In 118 ci siamo conquistati, anche a causa della vacanza medica, un ruolo altisonante, di responsabilità ed in molti casi invidiabile; il nostro è spesso un lavoro di TEAM fra tutte le figure dell’emergenza (medici, infermieri, volontari, autisti, forze dell’ordine, vvff etc…) con cui volente o nolente si DEVE lavorare ed in cui se si fa team si salvano vite, ma anche altre U.O. hanno fatto lo stesso: Pronto soccorsi, Rianimazioni, Dialisi ed altri ancora; perché non è possibile migliorare il lavoro per il Paziente anche in altre realtà e tipologie di lavoro?

Questo mio articolo vuole essere una provocazione ed una riflessione di partenza, anche dopo la scellerata ordinanza della regione Emilia Romagna che anzichè adottare politiche di responsabilizzazione di medici e di infermieri e di incentivi al “teamwork”, altro non pensa che basti dequalificare l’infermiere a “portatore di padella” e riqualificare la badante al ruolo di responsabile dell’assitenza.

Saluti

p.f.

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